Benedetta Bonichi: celebrare la caducità della vita

Banchetto di nozze, Benedetta Bonichi, 2003
Banchetto di nozze, Benedetta Bonichi, 2003

Nelle sue opere Benedetta Bonichi mostra la realtà della vita, dell’amore, della passione attraverso le sue radiografie. Una visione viva in contrasto con queste figure evanescenti di scheletri che però si muovono, danzano con leggiadria a discapito del memento mori che si proietta come un’ombra su di noi. Un inno all’esistenza, fatta con ironia ed evocando una tradizione artistica italiana che fonda le sue radici in un lontano passato.

La Sirena, Benedetta Bonichi, 2001
La Sirena, Benedetta Bonichi, 2001
Una tradizione d’arte

Benedette Bonichi è nata nel 1968 ad Alba da una famiglia di artisti; suo padre è infatti Caludio Bonichi, esponente della “Nuova Metafisica“, e il prozio era Scipione Bonichi, appartenente alla corrente della “Scuola romana“. È dunque cresciuta in un ambiente molto creativo: a dodici anni, nello studio del padre, disegnava dei bozzetti di moda che raffiguravano donne che sembravano ombre, forse una prefigurazione al suo lavoro futuro. Non era però di fatto interessata a seguire le orme della sua famiglia. Dopo gli studi classici, si iscrive all’università “La Sapienza” di Roma presso la facoltà di Lettere e Filosofia dove s’interessa di antropologia ed anche di biologia, ma lascia presto gli studi e per un po’ si occupa di altro.

Donna che si pettina, Benedetta Bonichi, 1999
Donna che si pettina, Benedetta Bonichi, 1999

Le sue prime opere sono sculture, ma a sua detta “non viene compresa” e dunque passa oltre. Si approccia ai raggi x nel 1999, realizzando i primi esperimenti. Nel 2002 avviene la sua prima mostra, To see in the dark. Da qui parte la sua scalata al successo che la porta ad esporre in Italia e nel mondo e che le vale la Targa D’argento del Presidente della Repubblica Italiana Carlo Azeglio Ciampi per la diffusione dell’Arte Italiana Contemporanea all’Estero.

La tecnica perfetta

La sua tecnica si è affinata col tempo ed ha imparato lei stessa a realizzare le radiografie: le elabora elettronicamente e le stampa su tela o su carta preparata ai sali d’argento che, infine, ritocca e modifica per ottenere l’effetto voluto; oppure utilizza fogli di alluminio. Racconta a Cultframe come ha iniziato:

“Ho comprato un pollo sotto casa, ho trovato un radiografo compiacente che mi ha dato il suo studio e abbiamo iniziato a fare delle prove. Con le stampe succedevano le cose più incredibili. Quando ho mostrato all’università questi lavori, il primario di radiologia si è entusiasmato e ha mi chiesto di lavorare da lui, cercando d risolvere questioni molto complicate come l’ottenimento di una lastra e il modo di proiettarla su grandi formati.”

La collana di perle, Benedetta Bonichi, 2002
La collana di perle, Benedetta Bonichi, 2002

Le sue figure assumono pose molto plastiche, quasi fossero sculture romane. La tradizione artistica italiana è forte in lei, e lo dimostra con una serie di radiografie-nature morte di studio per l’opera Il banchetto di nozze. Sono vere e proprie nature morte nella accezione classica del termine, con vasi, frutta, bicchieri e brocche, ma realizzate ai raggi x. È interessante come il gioco di luci e ombre sia ben presente e svolga un ruolo chiave anche nella radiografia, posizionandosi a metà tra Caravaggio e Giorgio Morandi.

Studio n. 1 per Il banchetto di nozze
2007
Studio n. 1 per Il banchetto di nozze,
Benedetta Bonichi, 2007
Studio n. 3 per Il banchetto di nozze
2007
Studio n. 3 per Il banchetto di nozze,
Benedetta Bonichi, 2007
Humana vanitas

L’approccio della Bonichi alla sua arte è molto particolare. Rappresenta la vita, ma muovendo una critica a chi la vive forse con troppa superficialità. Raffigura un’umanità troppo umana, di cui non sopporta il peso, e la mette a nudo. Mostra gli umani per quel che sono: Insensati, vanitosi, crudeli, ridicoli, convinti di essere eterni. Ma comunque umani. Pieni di contraddizioni e di virtù. Ed ecco che vediamo quindi dell’arte nelle sue radiografie, la musica, la danza, l’amore, l’esistenza.

Il Violinista, Benedetta Bonichi, 2005
Il Violinista, Benedetta Bonichi, 2005
Il lago dei cigni, Benedetta Bonichi, 2005
Il lago dei cigni, Benedetta Bonichi, 2005
Amanti, Benedetta Bonichi, 2000
Amanti, Benedetta Bonichi, 2000

Ne è esempio Il Bacio: rappresenta il sigillo del rapporto d’amore, ma anche il seme dal quale germoglia il desiderio e la passione per l’altro che è la gioia della vita; una vita che qui, con la radiografia è osservata in controluce, in filigrana, percependone tutta la fragilità. Un fragilità che viene ripresa in tutte le sue opere, come a sottolineare l’importanza della consapevolezza delle propria mortalità.

Il Bacio, Benedetta Bonichi, 2000
Il Bacio, Benedetta Bonichi, 2000
L’imprevidibilità nell’arte e nella vita

La radiografia viene usata nell’arte in collegamento con la malattia e la morte. A parte ciò, io non faccio un uso estetico di questa tecnica; non credo di essere nemmeno un artista, almeno se rispettiamo certi canoni della concezione della figura dell’artista.
Per me la radiografia è il modo più banale di fare qualcosa contro l’estetica, semmai. L’estetica usa la luce e la luce mostra la pelle delle cose. Quello che mi interessa è lasciare parlare la materia, e non tramite inganni culturali. Io non so cosa accadrà quando faccio una radiografia. Questo che mi spaventa e mi incanta. E’ la radiografia stessa che dice quello che è…se quella carne è più densa, se la testa si muove, se la persona ha una tensione oppure no.

Benedetta Bonichi
Tango n.1, Tango n.2 e Tango n.3, Benedetta Bonichi, 2004
Tango n. 1, Tango n. 2 e Tango n. 3, Benedetta Bonichi, 2004

Le radiografie della Bonichi appaiono come una canzone che parla di vita e di morte, perennemente a braccetto in una danza che si conclude per ognuno di noi, ma che vale la pena di ballare finché si ha fiato in corpo. Ogni tanto vi è qualche nota stonata, dissonante, paurosa, ma che viene subito smorzata da un allegra melodia, che fa un po’ ridere e un po’ no. Allo stesso modo lo sono anche le sue opere, imprevedibili seppur meditate, spaventose seppur romantiche, spietate seppur delicate. E in un batter di ciglia la luce imprime tutto ciò per sempre su una lastra.




FONTI:
Sito ufficiale dell’artista
www.museipeluzzibonichi.it
insideart.eu
www.cultframe.com