Chelsea Lehmann: attraverso la superficie pittorica

Providenc
Providence, Chelsea Lehmann

Fresca di dottorato, Chelsea Lehmann è una giovane artista che sa utilizzare sapientemente più medium. Infatti quest’oggi non trattiamo esclusivamente di radiografie ma anche di pittura: Lehmann sa combinare insieme queste due tecniche che sembrano porsi come antitesi l’una dell’altra, ma che in realtà combaciano perfettamente. La filosofia pittorica-rivoluzionaria di quest’artista trascende i canoni dell’arte arrivando a indagare ambiti non solo artistici ma anche ideologici e sensoriali.

Virginia, Chelsea Lehmann, radiografia di un dipinto ad olio
Virginia, Chelsea Lehmann, radiografia di un dipinto ad olio
Tecniche di imaging e ripensamenti

Lehmann è un’artista australiana con un solido background alle spalle: ha frequentato la Adelaide Central School of Art, la Glasgow School of Art in Scozia e nel 2019 ha completato un dottorato di ricerca alla scuola di arte e design UNSW di Sydney. Come tesi di dottorato ha presentato una ricerca sulla composizione della superficie pittorica, o meglio, sull’ “attivazione retrospettiva delle superfici dipinte” intitolata The Articulate Surface – Painting and the Latent Image (La superficie articolata – La pittura e l’immagine latente). In questa analisi l’artista sottolinea come le tecniche di imaging, tra cui i raggi x, siano fondamentali per poter vedere ciò che l’artista non ha voluto mostrare.

Ella crea intenzionalmente strati di colore sottostanti percepibili solo tramite radiografia, oppure aggiunge delle cancellazioni fisiche (scalfitture nella tela) come fossero dei “ripensamenti” voluti. Utilizza quel che definisce “imaging composito” per integrare pittura e disegno con metodi tecnologici atti alla conservazione e preservazione delle opere d’arte. Il suo lavoro indaga inoltre quanto queste nuove tecniche influenzino il modo in cui percepiamo l’arte antica e contemporanea.

Trompe, Chelsea Lehmann, 2010-2014, 24 x 30 cm, olio su lino
Trompe, Chelsea Lehmann, 2010-2014, 24 x 30 cm, olio su lino

Il suo stile abbraccia varie influenze tra cui il Rinascimento italiano, il Manierismo e il Barocco europeo, riscontrabile nelle sembianze naturalistiche dei personaggi e al contempo nell’utilizzo massiccio di elementi scuri contrapposti a quelli luminosi. Ovviamente si rifà moltissimo anche ad artisti dei giorni nostri, fondendo l’idea del “transistorico” attraverso l’innesto di elementi compositivi da dipinti storici d’arte ad immagini contemporanee (di solito ritratti).

Thershold
Threshold stage 2 (final iteration), Chelsea Lehmann 2015,
oil on linen, 105 x 96cm
Threshold stage 2 (final iteration), Chelsea Lehmann, 2015,
olio su lino, 105 x 96 cm

Una delle prime opere analizzate nella tesi è Thershold, un progetto poliedrico e multiforme. Infatti sotto gli strati pittorici vi sono più ripensamenti, graffi, carteggiature. Le immagini del dipinto originale includevano una fotografia della artista Deborah Paauwe “innestata” su elementi rubati al Ritratto di Francisco Lezcano (1643–1645) di Velàzquez e a Natura morta con cigno davanti a una tenuta di campagna di Jan Weenix (1685).

La radiografia del dipinto è stata realizzata un anno dopo, nel 2016, in modo tale che il colore avesse il tempo di ossidarsi perfettamente e dunque essere ben visibile ai raggi x. Alcune caratteristiche non visibili nell’opera finale sono state catturate dalla radiografia, come i graffi in alto a destra e i segni scuri e angolati in basso a sinistra che mostrano dove gli strati di vernice sono stati corrosi dal solvente. Questi segni appaiono a causa dei raggi X che penetrano nella superficie a una profondità maggiore creando macchie scure.

Threshold stage 1, 2013, (dettaglio), olio su lino,
105 x 96 cm [dipinto originale]
Threshold stage 1 (dettaglio), 2013, olio su lino,
105 x 96 cm [dipinto originale]

X-ray of Threshold (detaglio), Radiiografia

Con questo dipinto Lehmann esplora un processo discontinuo di distruzione e creazione in cui la deliberazione e la casualità coincidono con la superficie, creando un palinsesto di gesti veloci e lenti. Muove inoltre una critica contro i sistemi di valori assegnati ai capolavori della storia dell’arte in contesti museologici, istituzionali e di mercato: dissacrando le opere di Velàzquez e Weenix rende questi dipinti nuovamente immuni dall’aura di perfezione e immutabilità che il pubblico è abituato ad elogiare, riportandoli alla loro dimensione materica e mutevole.

Tenchi
Tenchi, Chelsea Lehmann, olio su lino, 24 x 21 cm. 
Da sinistra: scansione digitale della luce visiva (RGB), Radiografia e scansione a infrarossi del dipinto
Tenchi, Chelsea Lehmann, olio su lino, 2011-2016, 24 x 21 cm.
Da sinistra: scansione digitale della luce visiva (RGB), Radiografia e scansione a infrarossi del dipinto

In questo lavoro l’artista presenta tre tecniche di imaging installate insieme su una lightbox, ovvero su un pannello retroilluminato utilizzato per leggere le radiografie. Lo scopo è restituire maggiormente il carattere diagnostico di queste tecniche, impiegate per scoprire la “verità” dei fatti e ricostruire la storia di qualcosa di sconosciuto.

Scansionando il dipinto usando sia la luce visibile che quella non visibile stavo cercando di differenziare gli strati e nel frattempo recuperare le forme della pittura (pentimenti). (…)

Sono chiaramente visibili le strisce oblique dipinte in Bianco di Cremnitz (un pigmento a base di piombo n.d.r.), aggiunte grossolanamente a metà dell’opera. Immaginavo che queste strisce apparissero ai raggi X come una sorta di “gabbia” interna.

The Articulate Surface – Painting and the Latent Image, Chelsea Lehmann
Embedded
Embedded, Chelsea Lehmann, 2015-2016, olio su lino, 52 x 80 cm
Embedded, Chelsea Lehmann, 2015-2016, olio su lino, 52 x 80 cm

In quest’opera vi sono due corpi sdraiati al centro della composizione, di cui uno è appena visibile. Il pigmento bianco a base di piombo (con un po’ di blu e grigio) viene utilizzato liberamente sia nella pittura delle figure sia nelle zone circostanti, dove crea segni astratti che raschiano la trama superiore del lino. Questi segni per lo più orizzontali riempiono le fessure del tessuto ma lasciano intravedere parte dello strato sottostante.

Embedded (X-ray), Chelsea Lehmann, 2016, radiografia di un dipinto ad olio
Embedded (X-ray), Chelsea Lehmann, 2016, radiografia di un dipinto ad olio

A causa del volume e dello spessore della vernice al piombo utilizzata nella pittura, sono visibili pochissime informazioni della pittura originale. Tuttavia alcuni punti nebbiosi sopra le gambe della figura principale nella radiografia indicano probabilmente l’uso di pigmenti di cadmio in parti del dipinto sottostante, così come la banda scura sul lato sinistro della radiografia. La relativa “trasparenza” delle figure nella radiografia era prevista e intesa come mezzo per de-enfatizzare il corpo. Lo schema di segni che indicano la presenza di piombo bianco nasconde le figure in una massa di trame.

Lehmann è solamente all’inizio di una splendida carriera. Ha già dimostrato una grande attenzione per il contesto culturale e sociale, per la sensibilità del medium, l’utilizzo della materia e le capacità critiche per poterlo utilizzare. Grazie alla sua tesi l’è stato concesso di esporre alla UNSW Galleries le opere che ha presentato durante il dottorato di ricerca. Nell’attesa di nuovi progetti auguriamo a questa giovane artista un futuro roseo e pieno di prospettive.




FONTI
Sito ufficiale dell’artista
unsworks.unsw.edu.au
Blog WordPress dell’artista
www.artland.com
artedit.com.au