Radiografie proibite: Wim Delvoye e i suoi raggi x “espliciti”

Wim Delvoye
Lick, Wim Delvoye, 2001
Cibachrome su alluminio, 100×125 cm

Wim Delvoye è ormai un artista conosciuto in tutto il mondo. La sua fama da provocatore lo precede ogni qualvolta debba presentare al pubblico una nuova opera. La sua mente perversa è in grado di partorire qualsiasi idea controversa, inclusa quella di utilizzare i raggi x per “mostrare” quello che solitamente è tabù e motivo di censura. Dal sesso alla religione, Delvoye non si risparmia mai e decide di fondere il medium scientifico per eccellenza, i raggi x, con ciò che risiede nei meandri più bui della perversione umana.

Wim Delvoye
Viae crucis, Station #12 – Jesus dies on the Cross, Wim Delvoye, 2006
cibachrome su dibond, 80×100 cm

Delvoye è cresciuto a Wervik, una cittadina nelle Fiandre occidentali, in Belgio. è sempre stato un ribelle nella sua arte e non si è mai lasciato influenzare dalla critica e dalle regole del sistema artistico. La sua cifra stilistica è “provocare” una reazione nello spettatore e dissacrare il mondo dell’arte contemporanea. Questo artista è sempre andato oltre, che si tratti di costruire una macchina che defeca (Cloaca) o di tatuare dei suini con i loghi delle grandi firme della moda, non si tira mai indietro, progettando meticolosamente ogni suo lavoro.

Sesso, arte e radiografie

È il 1998 quando gli viene in mente di utilizzare le radiografie per fare arte. In quel periodo, a cavallo del nuovo Millennio, tutti erano esaltati per l’avanzare della tecnologia, per la scienza, la medicina, il corpo umano e, ovviamente, i raggi x. Dunque Delvoye pensava potesse essere divertente utilizzare questo mezzo per realizzare opere particolari. Molto particolari.

Pipe, Wim Delvoye, 2001
Cibachrome su alluminio, 100x125 cm
Pipe, Wim Delvoye, 2001
Cibachrome su alluminio, 100×125 cm

La sua prima produzione di raggi x, banalmente nominata X-Rays, raffigura esplicitamente degli atti sessuali. Eppure, anche se in qualche modo non stiamo vedendo l’atto nella sua interezza, rimaniamo comunque spiazzati. Il tutto è molto svuotato di pathos ma riesce a suscitare comunque una sensazione di imbarazzo, di qualcosa di scomodo e scabroso.
In un’intervista a Musée Magazine racconta:

“Il grande vincolo che ha creato la censura di contenuti espliciti è che questa interroga lo spettatore: dov’è l’anima? Dov’è l’amore?
Oppure, dov’è il sentimento umano, o questo tipo di cose immateriali come l’anima o lo spirito?
Il giorno successivo vedi un’immagine molto materiale dell’essere umano, scientifica, il che significa che non stai vedendo la sua felicità, il suo amore o la sua anima. Vedi l’essere umano come una macchina.
Per questo lavoro è la stessa cosa, è come un golem, un’anima superiore a noi in un certo senso: può vivere per sempre, ma non ha uno spirito.”

Wim Delvoye
Pigs, Wim Delvoye, 2000
cibachrome su alluminio, 100×125 cm

Per realizzare questa serie si è avvalso dell’aiuto di un medico radiografo e di un gruppo di volontari. Anche l’artista stesso ha partecipato a qualche scatto, ma il medico referente gli ha proibito di posare troppo spesso. Utilizzarono tre scanner orizzontali e uno verticale, mentre il processo di elaborazione dell’intero progetto durò un paio d’anni, data anche la difficoltà iniziale di trovare un radiografo disposto a lavorare al suo progetto.

Kiss 4, Wim Delvoye , 2000
cibachrome su alluminio, 100x125 cm
Kiss 4, Wim Delvoye, 2000
cibachrome su alluminio, 100×125 cm
Tra sacro e dissacrante

In Viae crucis e States of the cross ad essere presa di mira è invece la religione. Devoye non ha ricevuto un’educazione cristiana cattolica, ma la sua infanzia è stata segnata dall’architettura delle chiese e cattedrali della sua città. Per queste opere l’artista si rifà all’iconografia classica della Passione di Cristo. Per comporre le immagini, però, utilizza radiografie di topi.

Viae crucis, Station #11 - Crucifixion, 2006
cibachrome su dibond, 80x100 cm
Viae crucis, Station #11 – Crucifixion, WIm Delvoye, 2006
cibachrome su dibond, 80×100 cm

Non è l’unico lavoro che richiama la dissacrante sacralità dell’arte. Negli anni ha creato più serie di opere simili tra loro, come Days of the week, 9 muses e Chapel il cui scopo è rappresentare al meglio l’istituzione del sacro, ovvero la Chiesa. E quale miglior modo se non utilizzando uno degli elementi più artistici e spettacolari all’interno di una cattedrale? Le vetrate policrome. Ecco dunque che al posto di santi e profeti ritroviamo scheletri legati da catene, teschi, spine, intestini e, immancabilmente, effusioni erotiche che si mescolano ad audaci tonalità di vetro colorato per formare questi enormi finestroni.

Tuesday, Days of the Week, Wim Delvoye , 2008
acciaio, fotografie di radiografie, piombo, vetro, 83x198 cm
Tuesday, Days of the Week, Wim Delvoye, 2008
acciaio, fotografie di radiografie, piombo, vetro, 83×198 cm
Calliope, 9 muses, Wim Delvoye
2001-2002, acciaio, fotografie di radiografie, piombo,
vetro, 200x80 cm
Calliope, 9 Muses, Wim Delvoye
2001-2002, acciaio, fotografie di radiografie, piombo,
vetro, 200×80 cm
Wim Delvoye
2001, acciaio, fotografie di radiografie, piombo,
vetro, 244x104 cm
May, Chapel, Wim Delvoye
2001, acciaio, fotografie di radiografie, piombo,
vetro, 244×104 cm

Delvoye rappresenta lo spaccato dell’artista contemporaneo affermato che si permette di prendere per i fondelli il sistema dell’arte e i suoi acquirenti, pur trattandosi dello stesso sistema che gli permette di guadagnare cifre astronomiche.

La parte divertente è che il mio lavoro era venderle (le opere ndr.) per fare più soldi. (…) Imitando l’economia, stavo anche facendo una parodia del mondo dell’arte.
È come dire a chi è estraneo ai meccanismi dell’arte: “Guarda, questo è il mondo dell’arte. Sono tutti sciocchi e ricchi. Stanno persino pagando per della merda”

Wim Delvoye




FONTI:
Sito ufficiale dell’artista
museemagazine.com
inhabitat.com
www.guggenheim.org
www.ifitshipitshere.com